mercoledì, Febbraio 08, 2023

Geopolitica

Russia – Ucraina, il conflitto continua

RUSSIA - UCRAINA

Russia – Ucraina il conflitto continua, «una disputa vecchia, da quasi vent’anni».

di OR-4

Cosa può esserci peggiore di una guerra?

A cosa serve davvero?


Scombussola la tanto sostenuta globalizzazione; distrugge le intese, i patti, i trattati, gli accordi tra Stati “Sovrani”; le Alleanze d’Occidente, quelle d’Oriente e quelle tra loro interconnesse.

L’intricata questione tra Russia e Ucraina, sembra solo bombe ed attentati, sfollati e rifugiati, ma questo è quello che deve apparire agli occhi dell’opinione pubblica, con copiose informazioni e smentite.

Il conflitto odierno nasce da una palese e quasi tralasciata – dall’occidente e non solo – controversia interna, al fine, in questa ultima fase, di non smantellare dall’Ucraina le regioni del Donetsk e Luhansk, autoproclamate Repubbliche del Donbass che tanto si considerano parte integrante della “Cultura Russa” ed oggetto di ben due Trattati di “Minsk”.

Nel 2014, data rinomata, ormai, dagli avvenimenti recenti, a Kiev ebbero luogo una serie di episodi volti a cacciare l’allora presidente Janukovyc e l’istallazione di un nuovo governo ad interim; nuove elezioni presidenziali; l’abolizione della lingua Russa da alcune Regioni nella quale questa era ufficiale e delle modifiche alla stessa Costituzione Ucraina.

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Un passo indietro

Probabilmente già dal 2004, si muoveva tra alcune “menti” l’idea di allentare la totale mentalità economico-gestionale Russa ed avvicinarsi a quella occidentale, anche con richiesta di adesione all’Unione Europea ma senza lasciare di fatto la prima, nel tentativo di elevare la condizione economica dello Stato Ucraina con Oriente ed Occidente. A quel tempo le condizioni sembravano allettanti, ma poi il presidente ucraino decise di fare un passo indietro, nel 2013, e demorse per ragioni politiche a richieste specifiche, forse stringenti. Tutto questo creò serie difficoltà tra il popolo che portò, nel tempo, a manifestazioni e tensioni sempre crescenti.

Con la “rivoluzione” del 2014, Il governo ad interim, iniziò le varie trattative con l’UE e chiese dei “prestiti” per soddisfare vari punti degli accordi, fece delle riforme economiche, si allineò al pensiero economico-gestionale occidentale, tentando di lasciare definitivamente il sistema Russo e facendosi forte delle promesse date dall’Unione Europea, dalla Banca Mondiale e dagli Stati Uniti d’America. Questo vide, inoltre, svariati scontri nelle Regioni del sud, in Crimea, ad esempio, dove questa venne al tempo presa dalla Russia, nonostante sia attualmente contesa de facto tra gli stati.

Gli Ucraini, nel tentativo di soffocare le varie proteste, tra le principali quella del Majdan Nezaleznosti, si macchiarono di crimini verso i manifestanti e da allora, venne dichiarato uno stato d’emergenza. I manifestanti occuparono vari Uffici e Ministeri a Kiev e lo scontro si intensificò con centinaia di morti tra civili e Forze dell’Ordine.

Per quel istituito governo ad interim, sia l’UE che la non desistente Russia, nel cercare consensi/partenariato, iniziarono ad offrire “al rilancio” le migliori condizioni in funzione dell’erogazione di prestiti allo Stato poiché quest’ultimo aveva reali esigenze di emergere economicamente. La contesa non era del tutto leale, ci si osteggiava a vicenda. L’Ucraina, dopo la “scelta” finale e deciso con cui volersi “schierare”, grazie a promesse e garanzie, fissò così di unificare tutte le Regioni dello Stato e combattere i separatisti del Donbass, quelli che preferivano rimanere filo-russi, la maggioranza di quel territorio, i russofoni ed abbracciare l’Occidente.

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Otto anni di guerra civile in cui l’Ucraina veniva supportata economicamente e con “apparecchiature militari”, verosimilmente, dagli stati occidentali ed il Donbass, verosimilmente, dalla Russia.

La Russia non demorde ancora, ricorda bene ciò che furono gli accordi avvenuti prima ed ufficiosamente nella “passeggiata nei boschi” tra Gorbacev (URSS) e Regan (USA) – di cui non e dato totalmente sapere – e poi alla sigla dell’ ”Intermediate range nuclear forces treaty”.

Dal 2014 in poi, iniziarono le accuse da parte del presidente U.S. Obama verso la Russia che, a suo dire, non avrebbe onorato i patti siglati in precedenza e quelle altre velatamente “promesse ufficiose”.

Nel 2017 viene riferito, dagli USA, che la Russia abbia fornito armamenti ed equipaggiamenti, a due suoi battaglioni, non consoni a quei trattati (INF) e quindi anche armi a testata nucleare, pertanto, nel 2018 il presidente Trump dovette esprimere di ritirare gli USA dal trattato, dichiarando altresì che questo – il trattato – poteva creare uno “svantaggio” anche verso la Cina che non era parte dell’accordo e che avrebbe potuto produrre armi a testata nucleare anch’essa.

Ecco che nel 2019, durante la riunione tra NATO e Russia vi furono diverse accuse in merito al sistema Shield europeo e lo sviluppo del Novator 9M729 (missile da crociera) della Federazione Russa.
Il trattato venne sciolto lo stesso anno.

Nel frattempo le richieste da parte dei territori del Donbass, ovvero l’indipendenza dallo Stato Ucraina già insistenti dal 2014, divennero una vera difficoltà per la Federazione Russa che si trovava già incentra sui tentativi di adesione dell’Ucraina alla NATO e lo status della Crimea non ancora totalmente definito (nello stesso anno la Federazione Russa decise il “Ritorno in Crimea” e con un referendum – più volte criticato – interno alla Crimea stessa, ottenne il 95.5% del consenso popolare a favore dell’integrazione della stessa alla Federazione).

Appare quindi che l’area del Donbass, dal suo canto, cercava la stessa direttrice della Crimea, sfociando in gravissime battaglie che vedevano coinvolte l’Ucraina ed i separatisti russi (del Donetsk e del Luhansk), tant’è che alla formale richiesta – fatta alla Federazione Russa – questa li determinò indipendenti supportandoli soprattutto fisicamente ma anche economicamente, in considerazione della loro scarsa possibilità di sostenere un conflitto – adesso – “quasi” legittimato ma per l’Ucraina.

L’Ucraina, da queste gesta commesse dalla Russia, interpretò la sconfitta su quei territori intensificando “presidi ed aggressioni” con l’uso delle Forze Armate.

Gli interessi della Russia a questo punto appaiono abbastanza scontati.

Stretta dalla morsa della NATO alle porte; accusata dagli USA per crimini d’ogni tipo – alcuni dei quali pare realmente commessi -; contendente della totalità Crimea; apprese le atrocità delle milizie composte per la maggior parte da volontari legati all’ “estrema destra” ucraina verso i russofoni; intesa la possibilità di non avere più accesso al Mar Nero; considerati i reiterati tentativi di boicottare il North Stream 2 e l’economia interna; decide di fermare militarmente, forse indebitamente secondo convenzioni e diritto internazionale, l’avanzata Ucraina nel Donbass, richiedendo, inoltre, agli USA, all’Europa ed alla NATO alcune garanzie di sicurezza: che l’Ucraina non venga mai annessa al Trattato del Nord Atlantico (NATO) diminuendo l’equipaggiamento militare dell’Europa Orientale ed il riconoscimento dell’annessione Crimea alla Federazione; richieste immediatamente e prontamente respinte.

La crisi Russia – Ucraina diviene guerra

La Russia espelle il Vice Ambasciatore statunitense dal territorio; l’intelligence Ucraina informa di un’operazione “False Flag” da parte delle FF.AA. Russe (addestramento militare ai confini ucraini) al fine di giustificare l’invasione, l’Ucraina non s’intimorisce ed inizia la guerra. Fiammella soffiata velatamente dall’Occidente che in qualche modo, con le proprie “promesse” ha fatto sì che l’esasperazione in quei territori flagellati da otto lunghissimi anni divenisse il motivo scatenante del conflitto odierno che vede interessato tutto il pianeta in quel territorio ricco ed appetibile.

Con in testa gli USA ed i suoi partner, vengono elevate delle sanzioni pesantissime alla Federazione Russa con il fine di indebolirla economicamente e non permetterle di sostenere il conflitto, viene sospesa la certificazione finale del gasdotto Nord Stream 2 e l’escalation ha avuto inizio, sembrano inamovibili i fronti ed intanto le orride atrocità colpiscono i civili.

La Russia vuole “denazificare” l’Ucraina e renderla uno Stato smilitarizzato e neutrale cuscinetto tra Occidente e Oriente; che vengano riconosciute Repubbliche indipendenti del Donbass il Donetsk ed il Luhansk; che l’Ucraina non ospiti basi od affini nonché armamenti della NATO e che non v’appartenga mai; che la Crimea venga riconosciuta annessa alla Federazione.

In molti nel mondo non vogliono accettare queste richieste chiedendo l’immediato ritiro delle truppe occupanti.


Non v’è peggiore condizione di una guerra, poiché per gli “interessi” dei governi, muoiono le persone e la vita ha valore inestimabile e va tutelata sopra ogni questione politica, religiosa e d’orgoglio.

La guerra non serve a nulla! solo a favorire la morte.


Cari lettori, gli spunti, dal mio punto di vista li ho forniti, approfondire è il miglior consiglio che possa dare.

«La verità è più amara della dolce bugia ma è ciò che può salvare il mondo».

Tre le papabili soluzioni.

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