Summit della democrazia 2021

GEOPOLITICA

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha riunito oltre 100 leader mondiali per il summit della democrazia.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha riunito il 9 dicembre u.s. oltre 100 leader mondiali nel “vertice per la democrazia”, nel corso del quale ha lanciato un appello teso a sostenere le democrazie di tutto il mondo, definendo la salvaguardia dei diritti e delle libertà’ (di fronte al crescente autoritarismo) la sfida definitiva dei nostri giorni. Nel discorso di apertura del suo virtuale “Summit for Democracy”, un raduno unico nel suo genere inteso a contrastare lo sviamento democratico in tutto il mondo, Biden ha affermato che le libertà’ globali sono minacciate dagli autocrati che cercano di espandere il potere, esportare influenza e giustificare la repressione.

TENSIONI IN VISTA DEL SUMMIT

La conferenza e’ configurabile come l’applicazione pratica di quanto espresso dal presidente statunitense, nel corso del suo primo discorso di politica estera, allorché’ aveva comunicato di essersi assunto l’impegno, con tutti i suoi elettori, di riportare gli Stati Uniti a quella leadership globale indispensabile per poter dialogare, nei modi e nei termini previsti, con potenze autoritarie e globali come Cina e Russia. Al vertice dunque sono stati invitati 110 leader mondiali, oltre ad organizzazioni della società’ civile, difensori dei diritti umani, figure culturali influenti, membri dei media, istituzioni multilaterali ed entità’ del settore privato. La critica piu’ diretta e radicale mossa all’amministrazione Biden è stata quella di aver redatto una lista degli invitati al Summit abbastanza discutibile, applicando parametri democratici solo per alcuni Paesi, mentre per altri sono stati applicati parametri volti a salvaguardare gli interessi geopolitici ed economici statunitensi: infatti mentre da una parte sarebbe risultata poco comprensibile la decisione di invitare governi considerati “partly free” (come ad esempio Pakistan, Repubblica Democratica del Congo ed Iraq), dall’altra non è stata apprezzata la scelta di non invitare Tunisia, Singapore e Tailandia o secondo quali parametri la scelta è potuta ricadere sul Brasile di Bolsonaro e non sulla Turchia di Erdogan, o sulla Polonia implicata nella problematica migranti a confine con la Bielorussia e non sull’Ungheria di Orban. Appare pertanto evidente come, in alcuni casi il criterio piu’ scivoloso non è rappresentato dalla “democrazia formale”, ma quello del carattere liberale o illiberale dei sistemi politici.

A margine degli inviti effettuati da Washington, la decisione di invitare Taiwan ha creato sicuramente il malcontento del governo cinese, il quale considera l’isola come parte integrale del proprio territorio e non come uno Stato indipendente.

LA STRATEGIA RETICOLARE DI BIDEN

La scelta di Biden nel convocare il Summit virtuale di questo dicembre 2021 ha una ragione di fondo, che non si configurava nell’attribuire il titolo di governo democratico al Paese meritevole, bensi nasceva dalla necessita’ di creare un consesso, un foro multilaterale con parametri flessibili (da qui alcune incoerenze) che avessero al centro gli Stati Uniti: impegno internazionale denominato da Joe Biden come “America is back”, secondo il quale il ritorno degli USA ad una centralità globale si sarebbe potuto realizzare anche attraverso una rete democrazie, quasi-democrazie, aspiranti democrazie. Infatti l’amministrazione Biden mentre rafforzava la rete di alleanze asiatiche o indo-pacifiche in chiave di contenimento della Cina, contemporaneamente poneva in essere un tentativo più ampio, rappresentato dal rilancio dei negoziati commerciali con la UE, l’utilizzo del G20 come foro delle maggiori economie, la riattivazione dell’Accordo di Parigi con la COP26 e quindi, l’avvio di un nuovo canale di possibile consultazione multilaterale sotto l’etichetta “democratica”.

I RIVALI STRATEGICI REAGISCONO

Il vertice iper la democrazia organizzato e voluto dall’amministrazione Biden ha offerto l’opportunità’ di avviare una cooperazione, tra i paesi democratici, tesa a combattere la capacita’ di controllo e repressione dei leader autocratici e di coordinare le politiche in risposta a regimi autocratici sempre piu’ assertivi. La forte risposta al vertice da parte dei paesi che non hanno raggiunto la soglia per l’inclusione, principalmente Cina e Russia, suggerisce che abbiano seriamente considerato tale coordinamento come una minaccia. Infatti, per l’occasione, gli ambasciatori cinese e russo negli Stati Uniti hanno scritto un raro editoriale congiunto, nel quale hanno sostenuto che nei loro paesi la democrazia e’ presente, ma i valori vengono sviluppati in maniera diversa. Questi stessi argomenti sono stati ulteriormente confermati e sviluppati, dapprima in un libro bianco pubblicato dal Partito Comunista Cinese qualche giorno prima del vertice (intitolato Cina: la democrazia che funziona) e quindi, dalla stesura di un rapporto sul malessere terminale del modello politico statunitense (denominato Lo stato della democrazia negli Stati Uniti”). La conclusione principale di questi due documenti e’ che la Cina sarebbe stata esclusa dal vertice in quanto piu’ democratica degli Stati Uniti.

SITUAZIONE

Nel corso del Summit, Joe Biden, rivolgendosi ai leader mondiali intervenuti in modalita’ virtuale, si sarebbe impegnato, nei loro confronti, con tutto il suo staff a continuare la lotta per ottenere l’approvazione di due atti legislativi critici che dovrebbe consentire il rafforzamento della basi stesse della democrazia americana: “il sacro diritto di ogni persona di far sentire la propria voce”, ascoltato attraverso elezioni libere, eque e sicure. Le misure sui diritti di voto, citate da Biden, non risultano essere state ancora approvate ma sarebbero rimaste ibernate al Senato a causa dell’opposizione dei legislatori repubblicani. In sintesi, nel corso del Summit gli Stati Uniti hanno annunciato l’adozione dei seguenti progetti:

  • Iniziativa presidenziale per il rinnovamento democratico (Presidential Iniziative for Democratic Renewal), con un budget di 424 milioni di dollari (soggetto all’approvazione del Congresso USA) per l’assistenza all’estero, compreso il sostegno ai media indipendenti, il rafforzamento delle misure anticorruzione e dei movimenti sociali non violenti;
  • Fondo internazionale per i media di interesse pubblico e’ stato creato con un impegno di 30 milioni di dollari provenienti dai fondi dell’iniziativa presidenziale;
  • Global Anti-Corruption Consortium per il rafforzamento delle relazioni tra i giornalisti investigativi e la società’ civile per contrastare la corruzione oltre confine;
  • Export Controls and Human Rights Iniziative creata da Stati Uniti, Danimarca e Norvegia con il sostegno di Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Canada. Questa iniziativa dovrà’ mirare a limitare le violazioni dei diritti umani che utilizzano la tecnologia, come l’hacking o la sorveglianza;
  • Sfida a premi congiunta per le tecnologie tesa a migliorare la privacy per promuovere l’uso dell’Intelligenza Artificiale etica nell’affrontare le sfide globali; istituendo, al contempo, partenariati bilaterali sia con il Giappone che con la Repubblica di Corea sule tecnologie emergenti.

Washington, nel corso del vertice, tra l’altro avrebbe annunciato la prossima applicazione di sanzioni contro funzionari governativi di Iran, Siria e Uganda, accusati di mettere in essere azioni continue di oppressione nei confronti delle loro popolazioni, e contro persone accusate di essere legate ad attività’ di corruzione ed a bande criminali in Kosovo ed in America centrale.

CONCLUSIONI

L’amministrazione Biden ha raggiunto, nel corso del Vertice sulla Democrazia, almeno due obiettivi rilevanti: ha posto l’attenzione sullo stato della democrazia globale, la quale ha subito precipitose flessioni negli ultimi 15 anni, ed ha evidenziato la presenza di un pubblico globale interessato a discutere di porre in essere nuove strategie tese a contrastare tale declino. Gli hashtag del summit hanno avuto oltre 1 miliardo di “contatti” sui social media, con un coinvolgimento significativo in Uganda, India, Taiwan e Giappone, nonchè negli Stati Uniti e in Europa. Qualora ci fosse stata la necessità di conferme, il vertice ha permesso a molti Paesi di esternare la loro volontà a supportare gli Stati Uniti, se invitati a partecipare.

Anche se la maggior parte dei partecipanti al vertice sembrava aver accettato la diagnosi delle problematiche affrontate dal presidente Biden – secondo la quale le democrazie non riescono a fornire benefici concreti, rendendosi quindi vulnerabili alle minacce autoritarie sia interne che esterne – è meno chiaro se ci sia stato un consenso globale. Solo gli Stati Uniti avrebbero annunciato nuove iniziative politiche e flussi di finanziamento significativi nel corso del vertice, con la maggior parte degli altri partecipanti che si sono riservati di annunciare eventuali azioni nel prossimo “anno esecutivo”. Affinchè il processo del vertice possa avere delle possibilità di successo, il citato anno esecutivo dovrebbe prevedere sia la multilateralità che il coinvolgimento di tutte le parti interessate.

Gli Stati Uniti pertanto nel corso dell’anno esecutivo dovrebbero:

  • incoraggiare i governi partecipanti ad assumere impegni reali nel ricoprire ruoli di leadership nelle attività’ di follow-up, seguendo i sotto temi decisi nel corso del vertice ed all’interno delle regioni, nonché’ ad assumere impegni concreti di politica interna ed estera;
  • coinvolgere in modo più produttivo e coerente le organizzazioni della società’ civile, integrandole idealmente direttamente nel processo di follow-up del vertice piuttosto che in un percorso parallelo e meno significativo, e lavorare, con loro sia per monitorare gli attuali impegni del vertice sia per sviluppare ulteriori risultati per il secondo vertice nel 2022.

Potremo pertanto definire sicuramente favorevoli gli esiti di questo Summit, ma solo qualora si ponga in essere l’attivazione dei dialoghi necessari per la risoluzione delle problematiche da cui risultano afflitte le democrazie globali; e qualora, nel corso del prossimo vertice, tutti i partecipanti diventino propositivi esponendo piani, progetti ed idee, e non come avvenuto nel corso di questo vertice, allorche’ si e’ assistito ad un monologo di Washington.

di Fabrizio Lombardi


Fonti:

The Summit for Democracy – United States Department of State
FACT SHEET: The Biden-Harris Administration is Taking Action to Restore and Strengthen American Democracy | The White House
The State of Democracy in the United States (fmprc.gov.cn)
Russian and Chinese Ambassadors: Respecting People’s Democratic Rights | The National Interest
Full text: China: Democracy That Works_Embassy of the People’s Republic of China in the United States of America (china-embassy.org)
China issues white paper on its democracy (www.gov.cn)
China claims to have ‘democracy that works’ ahead of Biden summit | Politics News | Al Jazeera
Hamilton 2.0 Dashboard – Alliance For Securing Democracy (gmfus.org)
China’s influence operations offer a glimpse into the future of information warfare (nbcnews.com)
China and Russia attack Biden’s ‘so-called’ Summit of Democracy – CNNPolitics
Biden democracy summit comes as US fights its own democratic crisis (usatoday.com)
Biden Hosts Summit for Democracy, but Who’s Invited (and Not) Draws Questions – WSJ
Experts React: The 2021 Summit for Democracy | Center for Strategic and International Studies (csis.org)
The Biden Democracy Summit: Will it actually work? (brookings.edu)
Democracy is in trouble, and Biden’s summit is not going to fix it – POLITICO

Condividi questo articolo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

DIFESA.blog è sempre gratuito ed è sorretto da un gruppo di volontari. Per questo il tuo contributo è molto importante. Basta una piccola donazione. Grazie!

Torna in alto