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Volpe 132, un mistero ancora irrisolto

VOLPE 132

L’elicottero A-109 della Guardia di Finanza “Volpe 132” il 2 marzo 1994 svanisce nel nulla, ancora oggi un mistero irrisolto.

Alle ore 18.44 del 2 marzo 1994, un elicottero A-109 della Guardia di Finanza, il “Volpe 132”, decolla dalla base di Cagliari Elmas. Aveva intrapreso una missione di pattugliamento lungo la costa sudorientale della Sardegna insieme ad una motovedetta, anch’essa della Guardia di Finanza, il Colombina G63. A bordo dell’elicottero il maresciallo Gianfranco Deriu e il brigadiere Fabrizio Sedda.

CONSULENZA PSICOATTITUDINALE

Alle 19.07 il Volpe 132 comunica alla base di Decimomannu che si trova su Capo Carbonara e dirige a sud per investigare alcuni bersagli. E’ in contatto anche con la motovedetta sino alle 19.15.

Alle 19.18 sparisce la traccia radar, si cerca invano il contatto radio sia con i mezzi aerei che con quelli navali in zona. Alle 20.45 ora del previsto rientro viene dichiarato ufficialmente disperso. Due giorni dopo nei pressi di Capo Ferrato venne ritrovato qualche frammento, nulla più.

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I testimoni

Quella sera quattro testimoni videro e sentirono un’esplosione nel cielo nella zona antistante Capo Ferrato: “un bagliore e il boato poi un gran silenzio.

Queste  le dichiarazioni rese alcuni giorni dopo dal testimone Luigi Marini: 

“La sera del 2 marzo 1994, intorno alle 19:15/:25, mentre pescavo sul fiume Picocca, ho sentito un rumore di motori in lontananza e, scrutando il cielo, ho cercato di capire da dove venisse. In quell’attimo, in direzione di Capo Ferrato, sul lato sinistro, guardando il mare, ho visto un fascio di luce salire dal basso verso l’alto e subito ricadere verso il basso. Da quel momento il rumore è cessato.”

Le indagini

Le indagini accertarono che l’elicottero cadde in prossimità di una nave mercantile alla fonda in quel tratto di mare da alcuni giorni. Secondo alcuni abitanti della zona, l’unità mercantile (in seguito identificata con il nome “Lucina”),  avrebbe preso rapidamente il largo dopo l’abbattimento dell’elicottero.

Il 6 luglio 1994, quattro mesi dopo, il mercantile “Lucina” è lo scenario di una strage, nel porto di Jenjen (Algeria). Tutti i membri dell’equipaggio furono sgozzati. Ufficialmente trasportava grano, ma si sospetta che fosse implicata nel traffico di armi e droga.

In una relazione datata 16 marzo 2000, redatta dalla sezione della Polizia giudiziaria si afferma:

“Il giorno della scomparsa dell’elicottero erano in corso esercitazioni militari con lancio di missili…”

Le ordinanze dell’ufficio circondariale marittimo di Arbatax (n. 01 del 1994 e n. 02 del 1994) indicherebbero che quel giorno era stata interdetta la navigazione dalle ore 8 alle ore 17,30, da Capo Monte Santo a Capo Ferrato, per effettuare “esercitazioni militari con lancio di missili e razzi.”

Dal 2011 la Procura di Cagliari non indaga più per disastro aviatorio bensì per omicidio plurimo volontario. L’ipotesi cui addiviene il pubblico ministero Pani, sulla base delle conclusioni della consulenza di parte, è che l’elicottero sia stato abbattuto da un missile.

Tanti i misteri su questa storia

  • L’assenza di comunicazioni tra l’elicottero Volpe 132 e la motovedetta G.63, forse a causa di una zona d’ombra in cui si sarebbe trovato l’elicottero;
  • 40 minuti di silenzio nelle comunicazioni con gli enti aeronautici;
  • Il segreto di Stato opposto alla richiesta all’Aeronautica Militare di una copia della relazione della Commissione d’inchiesta;
  • Il furto di un elicottero gemello dal deposito della guardia di finanza di Oristano;
  • L’ipotesi di depistaggio e il sospetto di una copertura da parte dei servizi segreti;
  • La presenza del mercantile in una zona interdetta alla navigazione;
  • L’uccisione di tutti i membri dell’equipaggio;
  • L’ormeggio della nave in un porto militare anziché commerciale.

Chi conosce la verità?

Cosa c’entrano i servizi segreti?

E’ stato abbattuto?

E se fosse davvero stato abbattuto, chi è stato?

Troppi anni, troppe omissioni, troppe incongruenze per ottenere una risposta credibile.

di Fabio Perrotta

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